A me non piacciono.
Non piacciono proprio.
Ci ho provato.
Ci ho provato in tutti i modi.
Ci sono andato da solo e in compagnia,
di giorno e di notte.
Ho fatto la coda senza aver prenotato
e ho provato perfino
le forche caudine della prenotazione.
Nulla da fare
I Multiplex mi mettono a disagio.
Mi rendono vagamente malinconico
Mi fanno sentir quasi sempre in gabbia.
Colpa mia, probabilmente,
della mia scarsa flessibilità
oppure mie deboli capacità di adattamento.
Dell'inguaribile nostalgia che provo
per i tempi in cui andare al cinema
era davvero andare al cinema,
e non infilarsi in un bunker di cemento armato
fetente di olio rancido e popcorn,
disegnato da un geometra senza estro ne gusto
che non passerebbe neanche l'esame di Progettazione
al primo anno della facoltà di Architettura.
E però
Però i multlplex sono un esempio emblematico
di come la globalizzazione.
anche quando ha a che fare
con la produzione dell'immateriale,
pretenda flessibilità dai suoi utenti
ma imponga loro la massima rigidità
in vista dell'ottimizzazione del profitto.
Con rare eccezioni,
I multiplex hanno una filosofia da lager.
Non puoi entrare a spettacolo iniziato.
Devi sederti dove vogliono loro.
Non puoi alzarti.
Non puoi cambiare posizione.
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Se vuoi scegliere tu il posto
devi prenotare e pagare il servizio
(che e un modo come un altro
di aumentare il biglietto senza dichiararlo).
Sei obbligato a sorbirti mezz'ora di pubblicità
perché spesso i gestori indicano
come orario di inizio delle proiezioni
quello in cui cominciano a mandare trailer e spot.
Rischi di pagare i popcorn
come una bottiglietta d'acqua gelata
in un'oasi del Sahara.
E poi, soprattutto, vedi solo i film
che vogliono loro.
Sempre gli stessi titoli,
in 2-34 schermi contemporaneamente.
visioni uniche nell'era del pensiero unico
Senza spazio per i prodotti non allineati.
Non ci siamo.
Non ci stiamo.
Forse, dovremmo cominciare a non starci.
A boicottare.
Un tempo, il cinema era bello
perché decidevi di andarci anche all'ultimo minuto.
Perché entravi e uscivi quando volevi.
Perché ti sedevi dove ti piaceva di più.
Perché al cinema ci si baciava, si dormiva, si
sognava.
Perché si usciva se il film non piaceva.
Ci si sentiva a casa.
Ora, in certi multiplex.
ci si sente come in un carro bestiame.
E si sente quasi sempre solo
il rumore di quello dietro
che rosicchia ininterrottamente popcorn.
Anche quando sullo schermo
passano la gioia 0 la disperazione del vivere.
O la bellezza e la bruttezza del cinema.
Gianni Canova
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